Una storia inaccettabile

Perché succedono le cose?

Sono un fumatore da 40 sigarette al giorno.

Soffro di disturbi dell'attenzione.

L'alcool è stato parte della mia crescita.

Soffro di asma.

E peso 130kg.

Ci sono tutte le condizioni per la tempesta perfetta: l'autodistruzione. Eppure in mezzo a questo caos mi sposo, divento tre volte papà, fondo un'azienda di successo, costruisco la nostra casa. O meglio, insieme a Maurilia contribuisco al 50% di tutto questo.

A ridosso dei 40 anni, quando tutti tiriamo la linea del compleanno con lo "0" e ci guardiamo allo specchio, lo faccio anche io. Non è uno zero qualunque però, è lo stesso che si è portato via mia madre, 22 anni prima. Per una Vita mi sono chiesto: "Come ci arriverò io a 40 anni?"

Un mese prima di scoprirlo, mi do la risposta. Ci sono arrivato bene in tutto. Ho costruito, seminato, raccolto. In tutto, tranne che in una cosa, anzi una persona: io stesso.

Prima e dopo: la trasformazione da 130kg all'atleta olimpico
La notte sul divano: il burrone davanti alla TV

Quella notte sono seduto sul divano. Da mesi non riesco a dormire, perché se lo faccio temo di non riuscire a riaprire gli occhi. La soluzione quindi è rimanere sveglio ad oltranza, finché reggo. Spesso, finché fuori non c'è ormai la luce ed è quindi il momento di iniziare una nuova giornata.

Come sempre, in TV c'è SkySport a tenermi compagnia. E come sempre, poggiato sulle gambe, c'è il laptop che uso per lavorare.

Tra me e la televisione c'è un burrone. Uno di quelli di cui non puoi distinguere la fine. Posso saltarci dentro e chiudere questo capitolo. Oppure posso voltarmi indietro e percorrere una strada che non conosco, ma che so che porta sofferenza.

Però intuisco anche che quella stessa sofferenza potrebbe essere l'unico modo di aprirmi a qualcosa che desidero da sempre: essere libero.

Eccomi, il giorno del mio primo allenamento. Secondo il virtual coach che ho ingaggiato per non improvvisare, devo correre per venti minuti. Nemmeno a dirlo, non riesco a correrne nemmeno due.

Eppure nello stesso momento in cui mi fermo e guardo l'orologio penso che "cavolo, non ho corso per venti minuti, ma non mi sono nemmeno fermato per venti minuti!"

Quello stesso pensiero di essere andato, pur camminando, oltre l'istinto, il desiderio, la richiesta del mio corpo di fermarmi, mi fa sentire un piccolo supereroe: "Non so come, non so quando, ma io correrò la Maratona di New York"!

Il giorno del primo allenamento
Il Metodo di Phil Stutz: Comfort Zone, Dolore, Possibilità Infinite

Quando ho preso la mia decisione ancora non lo conoscevo, ma quando ci siamo incontrati è stata una folgorazione: tutto quello cui avevo pensato era già stato codificato da Phil Stutz all'interno del suo "Metodo" basato sull'inversione del desiderio: un'immagine che vale più di mille parole.

La stessa che si è materializzata nella mia testa quella notte sul divano. La stessa che affronteranno un giorno le mie figlie, da adulte. È per questo che ho documentato e continuo a documentare ogni singolo allenamento che faccio. Perché dentro c'è il messaggio che voglio lasciare loro.

Oggi sono troppo piccole per capire cosa sta facendo papà, ma un domani, quando affronteranno le difficoltà che la Vita mette davanti a tutti, potranno dire "Ma guarda che cosa cazzo aveva fatto papà quando ero piccola!" E, spero, potranno usare la mia storia per cambiare in meglio la loro.

Mi ci vogliono oltre 300 allenamenti e cinquanta chili in meno (o trenta in più rispetto a quelli che sognavo di perdere) per arrivare a New York.

E lo faccio qualificandomi, guadagnandomi sulla strada e con le gambe ed il fiato la mia apparizione alla Maratona più famosa del Mondo. La più ambita, la più iconica, la più Newyorchese che ci sia.

Cosa posso chiedere di più alla corsa adesso? - Mi domando. Cosa posso chiedere di più a me stesso?

Non ho nemmeno il tempo di chiedermelo, perché il giorno prima di correre a New York ricevo l'invito per andare alle Olimpiadi di Parigi.

Arrivo alla Maratona di New York con la medaglia
Parigi '24 — la prima maratona olimpica aperta al pubblico

Questo non è un sogno, è qualcosa di più. È la dimostrazione che non esiste nulla di impossibile, anzi di inaccettabile. Perché l'inaccettabile è più forte, più potente, più pauroso dell'impossibile.

L'impossibile finisce nello stesso piatto della bilancia del possibile, solo dall'altra parte. E tu decidi quale tra i due pesa di più. Da questa oscillazione dipendono le tue decisioni, le tue emozioni, le tue relazioni.

L'inaccettabile invece, sulla bilancia, non ci va nemmeno.

Ecco perché Runacceptable: un gioco di parole tra Running e Unacceptable. Inaccettabile, oltre l'impossibile.